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Da Brisighella al monte Mauro
(Vena del Gesso Romagnola)
Il sentiero: Brisighella - santuario
del Monticino - abisso Casella - ingresso basso del Parco Carnè
- abisso Mornig - Vespignano - monte Mauro (Ra)
note: si percorrono un paio di semplici
creste, si scende in una valle intermedia per salire infine sulla cima
di un monte
miei dati: andata: 3h 00'; dislivello: 700 m; ritorno:
più o meno stesso percorso (t.2h 30'; d.250 m)
miei commenti: escursione media, di notevole interesse
consigli: la riconoscibilità del pittoresco monte
Mauro facilita l'orientamento; utili le strade poco frequentate che si
incontrano; siamo in zona carsica, per cui occhio ai buchi: spesso
sono infidi crepacci e pozzi profondi dagli orli scivolosi
Dal centro del paese, nei pressi della via degli Asini, parte la scalinata
che ci porta alla rocca (avendo un po' di tempo è consigliabile
visitarla). Percorriamo un breve tratto di strada, poi saliamo verso il
santuario del Monticino. Attraversiamo lo spiazzo adibito a parcheggio,
lasciamo a sinistra la vecchia cava del Monticino (interessante perchè
lo scavo vi ha creato una parete rocciosa che si presenta come una vera
e propria sezione geologica perfettamente funzionale allo studio del sottosuolo:
anche un occhio inesperto può individuare alcuni degli strati gessosi
che compongono la Vena del Gesso) e a destra una bellissima valle cieca
(guardatela con attenzione: non ha sbocco, è un imbuto, una dolina)
nel punto più basso della quale si trova l'ingresso della tana
della Volpe, grotta di discreto sviluppo; raggiungiamo in tal modo l'evidente
crinale.
Ci dirigiamo ad ovest. Rasentiamo il pozzo dell'abisso Casella (attenzione,
il recinto in parte abbattuto è una ben misera protezione se si
pensa che di fronte abbiamo un salto di quasi 30 metri) dopo il quale
il sentiero appare piuttosto noioso.
Un paio di abitazioni e siamo sulla strada per il parco Carnè;
la seguiamo brevemente in leggera salita. Ignorata la prima deviazione
a sinistra ci immettiamo in quella successiva a destra (nei pressi di
un tornante, subito dopo una casa) che ci porterà all'ingresso
basso del parco.
Ora il paesaggio è bello, riposante. A sinistra lasciamo un paio
di doline piane; nel bordo occidentale della seconda, splendida, si apre
il pozzo che permette a noi speleologi di visitare gli ambienti ipogei
dell'abisso Faenza (occhio a non superare la recinzione, la voragine è
profonda più di 30 metri).
Spalle a quella appena descritta, scendiamo nella grande dolina di fronte (verso
nord) per cercare il sentiero più in basso, a sinistra.
Siamo sul percorso 511 e vi capiterà di trovare un certo numero
segnali, bandierine bianco-rosse, di indubbia utilità; se a volte mancassero
non spaventatevi: è nettamente più difficile descrivere
l'itinerario in una relazione come questa che riconoscerlo sul terreno.
Ora la traccia è ben visibile; camminiamo tranquilli su una cresta
dirupata particolarmente panoramica: ancora lontano, dal profilo inconfondibile,
il monte Mauro domina sui colli circostanti, mentre sotto di noi, a sinistra,
si stende la valle cieca di ca' Piantè.
Perdiamo quota rapidamente in un boschetto a destra fino a toccare l'elegante
dolina dell'abisso Mornig (la grotta più bella della zona, caratterizzata
da 4 pozzi, un fastidioso cunicolo e la grande sala del Disperso dove, a oltre 70 metri di profondità, si uniscono 3 limpidi torrenti).
Ci immettiamo a sinistra nella strada di Castelnuovo puntando con decisione
la nostra meta. A destra sono notevoli la profonda dolina dell'abisso
Peroni (in questa grotta, sfruttando pertugi troppo stretti anche per lo speleologo più audace, giunge l'acqua incontrata prima nel salone del Mornig)
ed una piccola dolina piana.
Continuiamo a scendere fino alla deviazione a sinistra per Vespignano,
e lungo questa alla chiesa. Qui voltiamo a destra: il declivio è
nettamente più accentuato. Un boschetto, una carrareccia e nei
pressi di un gruppo di edifici un ponte ci permette di attraversare il
torrente Sintria.
Seguiamo a sinistra la provinciale e subito giriamo a destra; oramai siamo
ai piedi del monte Mauro, il suo dirupato versante sud è davanti
a noi, selvaggio. Devo ammettere che da questo punto non è semplice
individuare la via per salire.
In realtà basterà rimanere sulla strada tenendo la destra
nel successivo incrocio; ci si sposterà così ad est della cima dove
un canalone boscoso appare più malleabile.
Un'evidente mulattiera
guadagna rapidamente quota, si trasforma in sentiero e tramite una panoramica
cengia ci porta a qualche metro dalla vetta che raggiungiamo, finalmente,
senza difficoltà.
Poco più avanti sorge la chiesa di Monte Mauro.
Di ritorno è possibile variare in parte il percorso toccando l'ingresso
alto del parco Carnè, o la cima del monte di Rontana, o semplicemente
limitare il dislivello mantenendosi sulla strada che collega Castelnuovo
a Brisighella.
I luoghi:
Brisighella (Ra)
Paese d'aspetto caratteristico, dominato da tre colli sopra i quali sorgono
edifici significativi. E' sede di una pittoresca Festa medioevale estiva.
Da non perdere: la via degli Asini; la rocca, che ospita il museo del
Lavoro Contadino. A due passi: la pieve del Tho.
Nei colli ad ovest: il parco naturale Carnè, a protezione di una
parte preziosa della Vena del Gesso Romagnola; ovunque: doline e grotte.
jnn
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