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Il buco Bucone
Da Gualdo Tadino si prende la strada che sale verso Valsorda (indicazioni);
arrivati qui si devia a destra per il monte Serrasanta (indicazioni) e
appena sotto l'eremo, che si riconosce facilmente, si parcheggia nell'ampio
piazzale a destra nei pressi di un tornante.
Si prosegue a piedi verso sud, tagliando il versante del monte (eremo
in alto a sinistra) mantenendosi sempre alla stessa quota.
Servono al
massimo 5 minuti per individuare l'ingresso, nei cui pressi si trovano
un alberello isolato, un mucchio di detriti ricordo del lungo lavoro di
disostruzione e un palo metallico che si eleva sopra un'arruginita scatola
biancastra con la scritta "osservatorio sismico - rilevamento terremoti
- non toccare"... Francesco voleva legarvi la corda per scendere
nel primo pozzo... sai che scosse avrebbe segnalato l'aggeggio!
Se la descrizione sopra non bastasse per giungere all'imbocco della grotta,
queste sono le sue coordinate (E50):
N 43° 14' 20,0"
E 12° 48' 46,9"
Passo ad illustrarvi l'avventura!
Premessa: io sono uno speleologo mediocre, abbastanza esperto, ma certamente
non forte fisicamente, almeno non quanto gli speleologi veri, quelli che
esplorano in posti che vedranno quasi solo loro, che fanno micidiali punte
a -1000 e sono veri e propri splendidi, indistruttibili cinghiali ipogei;
Francesco è giovane e fisicamente integro, quando non "festeggia"
la sera prima, ma fino ad ora sarà stato sì e no in 5 grotte
serie, sempre seguendo gente capace... oggi, fra l'altro, ha ben pensato
di dimenticare la bombola a casa...
Gli altri... non ci sono... già, perchè siamo solo in due,
e nessuno di noi conosce la grotta.
In mano ho un rilievo ed una scheda d'armo scaricata da internet, nei
4 sacchi quasi 300 metri di corde, 35 moschettoni, una decina di piastrine,
carburo, acqua, cibo, pile e ciarpame vario.
Non sono preoccupato per gli armi (fino ad ora sono sempre arrivato dove
ho voluto, e nel peggiore dei casi, se per un qualche motivo non riuscirò
ad attaccare una corda, torneremo indietro... o scenderemo "alla
vigliacca"...), ma per i cunicolotti e le strettoie di cui si parla
nella relazioncina: affrontarli con tanto materiale, quindi riportare
su tutto potrebbe non essere semplice.
Partiamo: lego una 60m al tubo Innocenti steso sopra la grata principale
e mi calo dentro. Subito un deviatore, ed uno scivolo ricoperto di detriti
di varie dimensioni. Problema 1: qui viene giù tutto ed occorrerà
molta attenzione, specie nel maneggiare e trascinarsi dietro i sacchi.
Individuo una fessura e dopo aver atteso Francesco mi ci infilo: sono
in cima al pozzo Mara. Il bucotto appena affrontato potrebbe essere fastidioso
in salita con i "bigattoni" che ci stiamo trascinando dietro...
ci penseremo poi.
Un paio di frazionamenti e scendo fino ad un terrazzo, un traverso con
altri due frazionamenti e raggiungo la base; raggomitolo ciò che
resta della corda per proteggerla dall'eventuale caduta di pietre, mi
sposto e "do il libera".
Sento strisciare, e contemporaneamente il grido che aspettavo: "...
SASSO... SASSO, ATTENTO!!". L'esplosione è contenuta, a 4
o 5 metri da me, ma un frammento mi passa vicino... cazzo, tutto ciò
che arriva da su, anche da fuori, si incanala e piove qui... mi riparo
dietro un masso bloccato da un cavo metallico!
Di nuovo assieme proseguiamo nel cunicolotto, la Truppella, aperto fra
i macigni ingabbiati (!?!) e raggiungiamo l'imbocco del pozzo Po. Nota:
ci sono piastrine fisse ovunque ed io ne aggiungerò in tutto solo
3 o 4 per agevolare l'ingresso, e soprattutto l'uscita, nelle verticali.
Attacco una 35m e vado: il salto è tranquillo, a gradoni; utilizzo
un deviatore. Problema 2: la roccia in vari punti pare piuttosto tagliente
per cui è fondamentale non sottovalutare la ricerca dei frazionamenti
che si reputano giusti.
Giunto in fondo, oltrepasso un arco di roccia e comunico al mio compagno
di partire.
Ora siamo sull'orlo di un salto di una decina di metri, il Cecapolli:
sistemo una 20m, poi, appena sotto, un deviatore, che Francesco correggerà
(occorre veramente attenzione perchè dall'inizio alla fine progredendo
in questa grotta l'impressione è che basti un nulla per lesionare
una corda, e a volte ancora meno per gettarsi in testa una pietra), e
scendo.
Da un pertugio individuo il pozzo Speranza: lego una 24m, lascio un sacco
finalmente vuoto e parto felice, poi mi fermo dubbioso e imprecando risalgo
per un paio di metri perchè ho saltato un frazionamento.
Ci troviamo su un terrazzo; ai nostri piedi riconosciamo tre aperture:
una grande, a sinistra, inquietante, che introduce al profondo pozzo cieco
(P30) chiamato Cometa Rossa e le due minori che si gettano nel pozzo San
Nicolò. A noi interessa quella a destra: attacco una 45m, saluto
Francesco che nel frattempo si sta impegnando nella realizzazione di un
complesso servizio fotografico ottenendo a mio parere, probabilmente per
caso, una serie di immagini notevoli, e vado. Supero un terrazzo
ricoperto di detriti e proseguo aldilà di un restringimento, quindi
piombo in quella che pare una piccola camera allungata. Mi allontano e
segnalo il "via libera".
Il gradino sottostante è affrontabile facilmente in libera; ora
camminiamo per almeno 30 secondi (!) lungo una stretta diaclasi fino a
raggiungere il pozzo Tagina. Sopra si trova una saletta da dove ho letto
essere partita la risalita di un lungo camino.
Lego una 35m ed abbandono finalmente un secondo sacco vuoto: ce ne restano
altri due che paiono macigni... ci metteremo un secolo a portare fuori
tutto!
Siamo ai piedi dell'ultima verticale seria della grotta; davanti a noi
quelli che si chiamano i Mazzaburelli, cioè, come dice la descrizione
che ho scaricato da internet, "una serie continua di strettoie e
brevi salti, spesso a buca da lettere...".
Parto strisciando e trovo subito la prima fessura... c'è una
corda. Retrocedo un poco e mi giro, poi attacco il discensore e passo.
Un terrazzino mi permette di recuperare i sacchi, e soprattutto mi tranquillizza
per il ritorno perchè è probabile che faciliti la risalita.
Qualche metro e atterro in una camera rotonda.
Arriva Francesco che subito si infila nella fessura successiva; mi avverte
che anche nel secondo pozzetto c'è una corda fissa. Torna fuori
ed assieme decidiamo di lasciare indietro un sacco; in quello che portiamo
appresso mettiamo una 20m, qualche moschettone ed altrettante piastrine,
una carrucola (casomai mi si dovesse "scastrare" da un qualche
buco...), una bottiglia d'acqua e poco altro.
Ripartiamo: fessura e saltino, cameretta, fessura e saltino, e fessura
e saltino...
Francesco mi avverte che quello che ha davanti ora pare una verticale più alta, ed anche qui vi è una corda fissa... bene, penso, probabilmente è il pozzo terminale, e sicuramente abbiamo portato fin qui un sacco di corde, brevi per fortuna, inutili (per la cronaca: 15m, 13m, 8m, 11m, 20m, casomai qualcun altro non si fidasse e volesse avere con sè il necessario per armare tutti questi gradoni...).
Piombo in un piccolo spazio dall'aspetto tetro dove mi accorgo che qualcosa
non torna: sono solo... non può essersi infilato nell'insulso pertugio
fangoso che si apre di fronte a me... non può...
Si scende ancora, e si striscia, e si fatica, poi ritrovo Francesco che
mi sta aspettando davanti ad un melmoso bucanotto semiallagato:
"Io sono a posto così, per me chiude, se vuoi proseguire tu..."
"In quel orifizio... manco se mi paghi... cosa pensavi, di sbucare
nelle fogne di Gualdo Tadino?!? Il rilievo è terminato 10 metri
fa, assieme alla mia voglia di andare oltre...".
Per scrupolo sbircio aldilà dello stretto passaggio: il cunicolotto
continua, ma il suo aspetto è orrido e l'idea di fare 5 metri in
più in un simile ambiente con ciò che mi aspetta prima di
tornare all'aria aperta mi pare particolarmente stupida... torniamo indietro.
E' incredibile: siamo bagnati e ricoperti di fango in una grotta descritta
come totalmente asciutta!
Un paio di fessure sono faticose soprattutto per l'ingombrante peso che
stiamo trainando, ma alla fine risultano tutte più semplici di
quanto era sembrato scendendo. Essere solo in due ha anche qualche vantaggio:
non si fa in tempo ad agghiacciarsi attendendo in fondo, o sopra i pozzi,
poi il quantitativo di pietre che precipitano è limitato, e lo
sono pure gli sfregamenti delle corde, se si escludono i "voletti"
che ho fatto disarmando, ed infine si sa sempre com'è dislocato il resto
del gruppo...
Alle 19.30, dopo 9 ore, siamo fuori; quello che vediamo lascia senza
fiato: siamo a 1270 metri d'altezza, nel buio più assoluto, quasi
in cima ad un monte, e davanti a noi, 700 e rotti metri sotto, si stende
luminosissimo il borgo di Gualdo Tadino.
A perdita d'occhio decine di piccoli centri si mostrano come minuscoli
falò multicolori isolati in un mare di tenebre; si intuisce la
presenza di colline perchè luci apparentemente vicine sono a livelli
diversi... un'immagine simile dopo tanto tempo passato sottoterra crea
sensazioni che non si possono descrivere... a volte è una fortuna
essere speleologi, te ne accorgi di fronte a torrenti e cascate che puoi
vedere solo tu, a sale con tante e tali concrezioni candide da farti dubitare
della loro appartenenza alla tua realtà, semplicemente delle tue
percezioni, e da farti trattenere il respiro per la paura di danneggiare
il fragilissimo capolavoro di cristallo di cui sei ospite casuale, magari
il primo da sempre, ma te ne accorgi maggiormente respirando un'aria come
questa quassù, in silenzio, al buio, lontani da tutto eppure consapevoli
dell'esistenza di un fantastico universo colorato che le tenebre possono
nasconderti solo per qualche ora...
Uno speleologo, come un alpinista, se vuole, vede più in là,
percepisce l'essenza reale delle cose, se vuole...
Si parte per Terni dove ci aspetta la festa di compleanno di Luca...
aveva parlato di pochi amici... io ne sto contando almeno 30 (una trentacinquina,
dice lui!), ci hanno accolto come se appartenessimo al loro gruppo, come
se abitassimo a due passi, come se fosse normale "zompare" quaggiù,
a quasi 300 km da casa, per una pizza e qualche brindisi, come se ci conoscessimo
da sempre... a pensarci bene è realmente così, quando un
amico diventa tale è come se lo fosse sempre stato... sono stanchissimo,
basta vino, ora, se no mi commuovo... se no mi ribalto...
Apro gli occhi... credo sia mattina... le ultime braci del camino colorano
di rosso le pareti della taverna di Barbara e Luca, la testa gira... bevo
un po' di caffè, poi partiamo per i pozzi della Piana.
jnn
Foto Francesco
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