La grotta del Chiocchio, con
i "Pipistrelli" di Terni Poche righe per descrivervi una gran bella grotta. Le butto giù ora, dopo
più di un anno, perchè finalmente ho rivisto Luca, un poderoso "Pipistrello"
ternano, e davanti ad un piatto di tagliatelle abbiamo deciso che è giunto il
momento di tornare là dentro per "fare il fondo". Quel sabato ci incontrammo a Terni, come sempre a casa di Luca, 7 o 8 di Forlì, alcuni di loro e soprattutto un pericolosissimo elemento che non vedevo dal campo esplorativo di Cittareale del maggio 2003: Virgilio, un Narnese dalla simpatia travolgente, dalla chiacchiera ubriacante e dal brindisi anche. E' stato difficile tenerlo a distanza e a giudicare dalla pupilla opaca e dall'alito pestilenziale di alcuni di noi la mattina dopo, ritengo che non tutti ci siano riusciti. Probabilmente non sarei in grado di riconoscere la strada che abbiamo fatto per raggiungere la grotta. Ricordo che siamo andati verso nord risalendo la valle del torrente Serra e che tenendoci a destra siamo arrivati al piccolo paese di Castagnacupa; più in là, purtroppo, le tenebre sono fitte... che abbia lasciato il segno anche su di me la serata passata in compagnia di Virgilio? Copio spudoratamente dalla guida "Sopra e Sotto" del Gruppo Grotte Pipistrelli di Terni: "...proseguire a destra e in corrispondenza di una chiesetta, di nuovo a destra. Oltrepassato un fosso con una stretta curva a sinistra, quasi al termine di un tratto in ripida salita, si giunge ad un piazzale a sinistra in vista del paese di Catinelli...". Siamo sui colli a sud-ovest di Spoleto. Un sentiero scende a sinistra costeggiando il bosco, poi vi si inoltra e
porta in pochi minuti all'ingresso del Chiocchio, nel fosso dell'Andreone. Molto belli il pozzo Novello, 3 salti concatenati per un totale di oltre 40 metri, ed il pozzo della Conta, alla base del quale abbandoniamo i devastati, i turisti ed un valoroso manipolo di volontari in grado di riportarli fuori. Sotto il percorso diventa più impegnativo: si alternano passaggi in un
meandro a volte stretto, faticoso e bagnato, con brevi salti fastidiosi
dall'attacco esposto. Qui ci fermiamo; al fondo mancano pochi metri in orizzontale e più di
150 in verticale. Non abbiamo corde e questa doveva essere solo una passeggiata
per conoscere la parte superiore della grotta, per valutare la possibilità di
utilizzarla nei corsi. Mangiamo qualcosa e risaliamo. Siamo fuori. Non sarebbe troppo freddo, ma io, fradicio, rischio il congelamento: mi sono ignobilmente incastrato nell'unica fessura della grotta, che fra l'altro tutti hanno evitato mantenendosi più in alto, semi-sommerso in una pozza d'acqua fangosa profonda un paio di spanne. Guardo il rilievo e in quel punto trovo la strettoia dell'Affogato... vuoi vedere che ho scoperto come mai si chiama così?! jnn |