La grotta di Monte Cucco: un primo sogno Dal pozzo del Nibbio (ingresso Alto) al pozzo
Terni, alla sala Margherita e agli ingressi bassi Credo che dentro al Cucco non si possa andare. In fondo esistono altri modi per viaggiare: basta un alito di fantasia, una serata davanti ad uno scoppiettante camino, la nebbia fuori che attenua i rumori, il proprio cane vicino che si appisola conquistando spazio sul divano, una canna... no, quella no, si incorre in una denuncia quasi solo a parlarne, è dannoso per la comunità come entrare nel Cucco... se rinasco cambierò hobby, rapinerò le banche, o trufferò chi risparmia, chi lavora, così rischierò meno in questo curioso paese... un paio di bicchieri di vino, dicevo, gli occhi chiusi ed un pensiero lasciato correre, che piano piano si confonde e diventa sogno, e come tale torna a riproporre immagini nitide, seppure circondate da un alone che ne altera i contorni. Eccomi al parcheggio di pian di Monte, a sud del monte Cucco; vi sono arrivato salendo da Sigillo e tenendomi a sinistra ad un bivio in alto, poco oltre quota 1000. Attraversiamo il prato puntando la spoglia cima, quindi seguiamo la carrareccia che piega a destra (è quella che finisce per tagliare il versante est del monte portando all'ingresso turistico); la lasciamo subito per deviare nel sentiero che sale a sinistra nel bosco. Tutto facile, e non potrebbe essere altrimenti qui, semi-appisolato al
caldo; ancora un ciocco nel camino, uno sbadiglio, una stirata ed un bicchiere
di Sagrantino... Osservo il cielo un'ultima volta ed entro nel basso pertugio, striscio, ma subito mi fermo sul terrazzino in cima al pozzo del Nibbio: se realmente fossi qui userei un paio di corde da 60 metri per armarlo, sarei costretto ad esibirmi in una decina di frazionamenti, in un fastidioso traverso quasi orizzontale ad una quarantina di metri d'altezza, starei molto attento alle possibili scariche di pietre e ringrazierei il cielo di aver portato con me qualche piastrina, per metterne una, ad esempio, nell'attacco principale, ma sono al sicuro nella mia taverna, tranquillo, quindi mi basta grattare la schiena del mio cane, che mugola di piacere, e richiudere gli occhi per toccare magicamente la base del pozzo. A destra, appena più in alto, una cavernetta protegge un limpidissimo laghetto; a sinistra scende la galleria concrezionata che seguiamo. Mi hanno raccontato che la parte alta della grotta, escluso il Nibbio, è dotata di corde fisse: perchè allora sono affacciato su una piccola verticale che non si affronta in libera, e qualche metro oltre si apre il tetro pozzo del Groviglio, palesemente disarmato? Supero una scomoda galleria in decisa pendenza e soprattutto un passaggio "bastardotto", stretto, sinuoso e allagato quanto basta per costringermi ad una serie di goffe evoluzioni, inutili fra l'altro perchè un braccio in acqua ci finisce lo stesso... Francesco ridacchia, poi finge di non aver notato la mia dabbenaggine... ora mi concentro ed in questa mia avventura onirica lo faccio scivolare e finire con la testa nella stessa pozzangherona... Non dobbiamo calarci nel pozzo Birone, ma attraversarlo brevemente a destra fidandoci di corda fissa e attacchi (e qui occorre appendersi...); ripenso un attimo alla sua "gemella", quella incontrata poco fa, abbandonata vicino alla clessidra, che pareva masticata da un pitbull, poi deglutisco, mugugno, guardo... il camino acceso, il mio cagnetto, il bicchiere vuoto, e vado. Risaliamo blandamente la galleria dei Laghetti; oltrepassiamo alcune pozze, ignoriamo svariate deviazioni a destra e sinistra e ci arrestiamo davanti al pozzetto profondo qualche metro che ci sbarra la strada. Una corda in alto a sinistra permette di proseguire evitandolo; pochi passi e siamo in una sala deturpata da scritte e residui di bivacco. Se fossimo davvero in questo luogo guarderei il rilievo tenendo nascosti al mio compagno i dubbi sulla via da seguire, per nulla evidente; cercherei particolari, spererei in un'intuizione, osserverei il laghetto qui di fronte, il bucanotto a destra che... cazzo, è proprio un pozzo, ma che razza di trappola... gli stretti e poco significativi anfratti a sinistra... ma questo è un sogno, per cui puntiamo decisamente la fessura fra le concrezioni aldilà dello specchio d'acqua che superiamo in contrapposizione. Anche in questo caso non si scende direttamente, ma si affronta un traverso a sinistra che dopo una calatina ed una breve "tirolese" permette di arrivare ad un androne concrezionato; solo ora uso il discensore, per poco, fino ad atterrare nei pressi della frattura oltre la quale, un metro più in basso, mi fermo in riva ad un laghetto che promette complicazioni. Nel rilievo il Terni appare come un grande pozzo cieco con molte finestre: quella in alto dalla quale siamo sbucati, questa che abbiamo utilizzato per uscire, altre in basso raggiunte da gallerie provenienti dalla zona a monte del pozzo Perugia. Tante vie di fuga a varie altezze e probabilmente un tappo alla base... un giorno o l'altro verrò realmente quaggiù per soddisfare alcune curiosità. Il lago non tradisce le aspettative e costringe ad una serie di passaggi
in contrapposizione piuttosto acrobatici: parte Francesco che poi mi indica
come fare... allora serve a qualcosa nel mio viaggio immaginario! Ci aspetta ora qualcosa di indescrivibile, perchè non esistono parole adatte a raccontare simili sensazioni: l'ambiente cambia aspetto, le pareti si allontanano sfumandosi, nel buio le dimensioni si moltiplicano fino a diventare troppo grandi per essere apprezzate. Un traverso a sinistra, reso facile da una fune, ci conduce fino a quella che pare la cima di un picco detritico; qui ci accucciamo in silenzio ad osservare davanti a noi il nulla, l'assoluta oscurità della sala Margherita. Occorrono almeno
5 minuti per abituare gli occhi al muro che inghiotte la debole luce emessa
dai nostri impianti, ed altrettanti perchè le umide tute che indossiamo
smettano di emanare vapore; solo dopo un tale lasso di tempo mi pare di
scorgere, lontana, una leggerissima sfumatura, qualcosa che infrange l'incredibile
uniformità. Probabilmente è un rilievo, un'irregolarità nella parete che
si eleva di fronte a me ad una distanza che le permette di restare in
gran parte misteriosa, invisibile. Decido di alzarmi in volo consapevole del fatto che solo un pipistrello coi suoi magici sensori può riuscire a comprendere il mondo sotterraneo quando questo si esprime con una simile grandiosità. Riapro gli occhi, il Sagrantino è finito e la brace nel camino al punto giusto per rosolare una bistecca; ripenso al sogno appena fatto, al pozzo Terni, alla sala Margherita... chissà se è veramente così grande, chissà se andando a sinistra si arriva proprio ad uno stretto camino e ad un ingresso scavato protetto da un gabbione tipo giardino zoologico, chissà se andando a destra invece si attraversano altri monumentali ambienti e si raggiunge la scala metallica che sale verso il vecchio ingresso, quello conosciuto e utilizzato da generazioni di speleologi, e chissà se anche questo è deturpato da un gabbione metallico capace di imprigionare un gorilla... chissà se il pipistrello è davvero così insensibile alle alterazioni causate dall'uomo al suo mondo sotterraneo, chissà se passa tranquillo fra le sbarre... peccato non poter verificare... jnn Note del curatore del sito: - il testo riportato è stato rinvenuto in una bottiglia di Sagrantino di Montefalco arenatasi in data ignota su una spiaggia dell'isola Polvese, nel lago Trasimeno. - Non ci sono prove dell'esistenza di una grotta denominata di Monte Cucco, nè di quella di un Francesco che assomigli al personaggio descritto; non si conosce inoltre il nome reale dell'autore, probabilmente un mentecatto che per oscuri motivi voleva mettermi in cattiva luce utilizzando il mio stesso pseudonimo. - Le fotografie pubblicate sono tutte rubate da altri siti, specie da quelli del GSSPRSDVC e del GBSRRASSPQ, o ottenute con abili fotomontaggi. - E' giunta voce che siano parecchie le bottiglie di Sagrantino in navigazione nel Trasimeno, per cui è possibile che presto compaiano altri capitoli di questa bizzarra storia. |