I Pozzi della Piana, con i "Pipistrelli" di Terni

Per andare ai pozzi della Piana si segue la strada che a nord del lago di Corbara da Todi porta ad Orvieto e si devia a sinistra per Titignano.
Oltrepassato il borghetto si continua in discesa per qualche chilometro lungo una sterrata comoda e a volte un poco fangosa. Si supera una sbarra metallica poi, più avanti, si parcheggia in una piccola radura a sinistra caratterizzata da evidentissime speleo-tracce di "scarburo".
Le coordinate (E50) del punto in cui ho lasciato l'auto sono:
N 42° 44' 21,4''
E 12° 18' 38,4''

Aldilà dello spiazzo parte un sentierino nel bosco che in meno di un minuto porta al primo ingresso, ben evidente a destra, (utile una corda da 10/15 metri per facilitare la discesa dello scivolotto), quello da cui siamo entrati.
Poco più avanti si apre, sempre a destra, l'ingresso principale, dal quale siamo usciti dopo quasi 5 ore (qui è fondamentale sistemare una corda per assicurare la progressione perchè questo è un vero e proprio pozzo: armo naturale su albero e una decina di metri sotto, sulla parete opposta, su ferla... o piastrina... non ricordo, però qualcosa di "tranquillo" c'è!).

Considerato che la grotta è un vero e proprio labirinto, se non si è pratici di questi ambienti conviene affidarsi a speleologi del posto (noi contiamo sugli infallibili "Pipistrelli" ternani), allettabili con promesse eno-gastronomiche, alle quali sono particolarmente sensibili, o di altro tipo...
Io sono stato là dentro 3 volte e in ognuna di queste mi è parso di aver fatto un percorso diverso... chissà se è veramente successo così!

La grotta è bella e vale una o più visite; in alcuni punti poi le concrezioni sono spettacolari.
L'ambiente è vario: si passa da cunicolotti ad alti meandri che costringono a qualche traverso acrobatico (utile una corda da 15/20 metri), paretine da risalire ed altre da scendere, e capita di sbucare in salette e saloni notevoli.

Noi certamente siamo entrati dall'ingresso Nuovo e da qui siamo arrivati alla grande sala dei Vortici, preceduta da un traverso che conviene assicurare.
Tornati sui nostri passi fino a prima del traverso, abbiamo deviato a sinistra, ma sono convinto che non riuscirei a ritrovare il bivio giusto (sopra, sotto, a destra e sinistra ve ne sono ovunque!).

A questo punto ci siamo esibiti in una marea di piccole risalite ed altrettante discese, spesso facilitate da corde fisse, di scomodi passaggi in parete o in pertugi, visitato salette concrezionate e tranquille gallerie; da notare in una di queste, appena più bassa e stretta, l'inspiegabile pausa di almeno dieci minuti durante la quale noi dietro ci domandavamo perchè davanti si fossero fermati, e quelli davanti si chiedevano perchè non li stessimo seguendo... in mezzo due o tre mangiavano, e mi sa che la colpa dell'equivoco è stata loro... saremmo rimasti lì per ore se non ci avesse salvato Vittorio, che parla pochissimo, ma evidentemente lo fa sempre nei momenti giusti, ricompattando il gruppone e richiamando tutti all'ordine.

Oltrepassata una caratteristica finestrella aperta fra le concrezioni, siamo infine arrivati al cunicolo con la fessura a losanga, aggirabile grazie alla ferratina che si trova poco più avanti (traverso su pozzo), che porta allo scivolo precedentemente armato dell'ingresso Vecchio.

Non ho altro da dire, se non che l'escursione è stata realmente piacevole grazie ai nostri splendidi amici di Terni: Luca, fortissimo, prezioso e matto come un cavallo, Nilio, imprevedibile, inossidabile e matto quanto Luca, Vittorio, riflessivo e gentile, Luana e Michela, dolci e simpatiche, e gli altri, appena conosciuti, ma che contiamo di incontrare nuovamente il prima possibile.

jnn
Foto Francesco - jnn