Grotta sotto la Rocca di Monte
Mauro
coordinate E50: lat 44° 14' 10,60" - long
11° 42' 05,00"
quota: 459m slm
Sono curioso come un sorcio, e come tale difficilmente resisto alla tentazione
di infilarmi in un buco compatibile con le mie dimensioni; così, dal giorno
in cui casualmente mi sono imbattuto nell'ingresso di questa grotta e
poco dopo l'ho identificata come quella sotto la Rocca di Monte Mauro,
ho provato a coinvolgere qualche collega in una piccola avventura là sotto.
Non è stato poi così difficile: stuzzicare e indirizzare i ricordi di Alex e Davide che già conoscevano il posto e, come si dimostrerà poi, ne avevano di
piuttosto confusi (significativo il racconto di un fantomatico passaggio a pendolo che tristemente Davide ha finto di riconoscere in vari punti della
grotta...), e inventare qualche "balla" colorita per gli altri, del tipo: "... ci stiamo qualche ora... facile... divertente... assolutamente da fare...".
Ci sono cascati Raffaella, Matteo e Dentino, che a onor del vero qualche dubbio l'ha manifestato.
Casualità: la grotta è realmente interessante e presenta passaggi tecnicamente complessi, necessita di operazioni d'armo particolari a causa dei lunghi
traversi a volte inquietanti ed è assolutamente asciutta trattandosi di un gigantesco crepo di origine tettonica che si percorre a varie altezze sopra
tappi formati da enormi massi e detriti incastrati fra le due pareti.
Arriviamo, ci prepariamo, partiamo camminando blandamente... sulla neve...
candida... lasciamo indietro chiazze di fango...
Dalla chiesa di Monte Mauro si segue per un paio di minuti il sentiero CAI verso la cima; appena prima dell'evidente salita a sinistra che permette di
raggiungerla, nel tratto pianeggiante in cui terminano gli alberi (l'ultimo ha un segnavia), si nota in basso a destra la traccia che in breve, con blandi
saliscendi, porta all'ingresso della grotta, un pertugio dalla vaga forma triangolare che d'inverno spara un'aria calda capace a un metro di spostare
capelli e annebbiare occhiali.
In tutto sono necessari 4 o 5 minuti di cammino... le due guide esperte appositamente ingaggiate sono riuscite a sbagliare strada...
La grotta è stata utilizzata per prove di soccorso per cui vi si trovano montagne di fix da 8mm, quasi tutti utilizzabili. Per arrivare al punto in cui ci
siamo fermati noi, appena prima dell'ultimo pozzo (P9), occorrono almeno 25 piastrine e altrettanti moschettoni.
Il saltino di un paio di metri che precede la bassa sala iniziale è facilmente
affrontabile in libera; nel dubbio si può legare a un albero uno "spezzone"
di 4/5 metri. Seguono una galleria contorta con evidenti tracce di disostruzioni
e un pozzo piuttosto bello (P20, usata una corda da 30m) quasi interamente
nel vuoto. Si atterra su quello che probabilmente è un grosso tappo di
massi e detriti e subito ci si rende conto del tipo di ambiente in cui
ci si muoverà: un crepaccio enorme alto almeno quanto il pozzo appena
sceso e forse quasi il doppio a giudicare del disegno della sezione che
sto osservando e dal fatto che il pavimento poco più in là presenta minacciosi
buchi neri. Sospesi restano indifferenti al nostro passaggio incredibili
massi grandi quanto case, appoggiati a pareti polverose che alcuni metri
sotto riesco a consumare solo strisciandovi la mano... tutto pare instabile,
precario... eppure è un luogo irreale, affascinante...
Superato un P4 ("spezzone" da 10m) mi trovo di fronte a un passaggio
complesso: davanti c'è un baratro tetro e profondo, lungo mezzo metro,
che mi separa da un piccolo piano inclinato e da una base calpestabile,
presumibilmente solida, ma posta almeno un metro più in alto, priva di
prese e formata da pietrisco e fango indurito.
A fianco luccica un fix: sistemo una piastrina, poi un moschettone, mi
faccio "assicurare" con un mezzo barcaiolo e provo a passare... la "manigliotta"
che mi pare utilizzabile è un sasso grande quanto un pugno che un attimo
dopo essermi rimasto in mano vola nel buco nero accompagnato da un'imprecazione...
se scivolo ci piombo anch'io in quel cazzo di buco... ma tanto Alex mi
regge... o è Matteo... e il fix, uno solo... o erano due... la parete
che si sgretola... punto uno scarpone e spingo... tiene... sono oltre,
sono sopra... elegante quanto un vecchio orso artritico, ma ancora vivo...
E' solo un'illusione: subito la base sparisce, e questa volta per 5 o 6 metri.
Il passaggio è impressionante, ma più facile del precedente perchè si
riesce a stare in contrapposizione fra una parete e la faccia inclinata
di un grande masso... il rilievo dice che sotto i piedi, o meglio sotto
il fondoschiena visto la curiosa posizione a incastro nella quale procedo,
ho un salto di venti metri... raggiungo un vecchio moschettone, mi assicuro
e lego la corda, poi nella parete opposta vari fix mi indicano la strada...
sono di nuovo su qualcosa di stabile... apparentemente... finalmente...
Ora mi calo in una botola, ma non arrivo a terra perchè appena sotto
alcuni fix suggeriscono di muoversi ancora traversando in parete.
Giro attorno a uno spigolo di roccia, avanzo restando sospeso ad un'altezza
accettabile fino al momento in cui intravedo una porzione sufficientemente
lunga di suolo calpestabile (dalla base del P4 a qui abbiamo utilizzato
una corda da 40m).
Camminiamo per qualche secondo.
Il crepaccio si è stretto notevolmente; una curvetta a sinistra nasconde
il P11 che dovremmo scendere solo in parte. In effetti dopo 6 o 7 metri
incontro un frazionamento: sotto la frattura prosegue piuttosto stretta
mentre davanti a me una cengia appena accennata invita a tentare un attraversamento
in contrapposizione.
Non riesco a vedere altri fix, ma le pareti distano mezzo metro, sono
perfettamente asciutte e il rischio di scivolare è limitato... 4 o 5 metri
ed ecco la curva a sinistra indicata nella pianta della grotta, e soprattutto
ecco il fix dove attaccarmi... ho ancora una piastrina e la corda fissata
all'imbocco del pozzo (20m) sta terminando.
Raggiungo una pietra incastrata sulla
quale posso appoggiare i piedi. Lego il capo della corda (l'ultimo metro
disponibile...) attorno al sasso e aspetto.
Il crepo chiude 4 o 5 metri sotto di me; un budello in roccia compatta
davanti agli occhi mi pare la prosecuzione più logica anche se dal rilievo
risulta che dovrei essere più in alto... e in effetti qualche metro sopra
riesco a vedere quello che senza dubbio è un fix...
Arrivano Matteo e Alex con un po' di materiale; mi infilo nel pertugio
fiducioso, ma dopo poco mi accorgo della "coglionata" che ho fatto: mi
muovo solo perchè mi segue una fessurina dove riesco ad infilare un braccio
e il cunicolotto inesorabilmente chiude... o retrocedo facendomi tirare
da fuori, o avanzo nella speranza che il buio che vedo indichi un crepaccetto
dove riuscire a voltarmi... c'è veramente, alto quel tanto per invertire
la direzione, ma stretto abbastanza per impedirmi di girare i piedi che
restano uno puntato a sinistra e l'altro a destra... alla Charlot... e
fuori ridacchiano sentendo il mio blaterare senza senso... riconoscono
solo le imprecazioni... caccio la testa nel budello, ruoto appena e riesco
ad avanzare fino a quando anche le gambe sono dentro... fatico parecchio...
mi sta bene... sento le allegre parole di Matteo: "... guarda come
è messo..."... riesco ad alzare la testa e lo vedo con la
macchina fotografica in mano... devo sopportare anche un paio di flash
negli occhi e il suo rimprovero perchè mi sono mosso... quando
sono fuori lo rompo... prima mi riposo, così posso romperlo meglio...
Alex no, è troppo grosso, devo trovare il modo di colpirlo alle
schiena...
Bisogna salire.
Questa volta parte Alex... per poco perchè da sopra mi chiede quale dovrebbe
essere la direzione della grotta e alle mie indicazioni risponde: "Allora
ho capito, è proprio questo il buco, ma io non ci entro..." "Aspetta un
attimo, spiegami, dal rilievo sembra una fessura verticale, alta un paio
di metri, lunga altrettanto..."
"E' proprio così, un po' più lunga, larga quanto il casco..."
... riguardo il budello da cui sono appena uscito, penso alla fatica fatta...
"... ok, gli altri sono restati indietro, per me possiamo anche fermarci
qui..." "... scendo!" "... cazzo, Alex, sono dovuto ricorrere alle minacce
per convincerti a rinunciare!!"
Ritornando il grosso del lavoro lo fanno Dentino e Davide.
Quando usciamo è buio, la neve è gelata... è stato
un piacere cambiarsi...
Gianluca "jnn" Carboni
Foto Matteo Savorelli - Gianluca "jnn" Carboni
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