La forra di badde Pentumas, nel Supramonte dati generali, dati tecnici e note sono in parte tratti dalla pubblicazione "Canyoning nel Mediterraneo" di Corrado Conca
sequenza salti: P25 P6 S25 P14 P10 P9 P10 P17 P20 P10 P20 P14 P8 Accesso: qualche km prima di raggiungere Oliena da est
(Dorgali) si prende la strada a sinistra per le famose sorgenti di su
Gologone (cartelli). In vista del piazzale nei pressi della chiesetta
e del laghetto sifone si devia a destra seguendo le indicazioni per la
valle di Lanaitto. La strada sale, si stringe e diventa sterrata; si lascia
una cava a destra, quindi si scende nella valle. Al primo incrocio si
va a destra (cartelli per sa Oche) e ci si mantiene sulla pista fino al
rifugio che sorge nei pressi dell'ingresso della grotta. Avvicinamento: vedi la relazione Rientro: dopo l'ultimo salto si esce dal canyon e mantenendo la direzione del greto del torrente in breve si arriva alla strada sterrata che percorre la valle di Lanaitto; la si segue verso nord (sinistra) fino all'evidente deviazione a sinistra per la grotta di sa Oche (cartello, è la seconda strada indicata sopra, quella a sud del rettilineo alberato) "... questo canyon è uno dei più belli dell'isola...""... una lunga sequenza di verticali vi accompagnerà all'interno delle numerose anse e pieghe di questo gioiello del Supramonte... il vostro spirito di avventura sarà soddisfatto!" Breve relazione e foto: Sinceramente è difficile parlare di un luogo come questo, descriverlo
in modo da presentarlo onestamente ad un eventuale lettore, da creare
in lui una serie di immagini capaci di evocarne le caratteristiche. Questo è un viaggio indietro nel tempo, è un viaggio sulla luna, in un mondo di pietra dove l'uomo è un semplice ospite, un punto colorato che si nota appena mentre si cala in pareti poderose, tanto compatte da sembrare irreali, o nate da poco e mai calpestate. L'ambiente è ciclopico, selvaggio, primitivo, coinvolgente, inquietante, capace di attrarre con le sue colossali dimensioni, di regalare un'avventura che posso solo consigliarvi, se siete in zona, di non perdere per nulla al mondo. Lungo il sentiero che sale all'ingresso alto della forra ci si perde;
è impossibile evitare il contrattempo perchè in realtà
un percorso preciso non esiste ed il cammino si svolge sempre su lastre
di calcare biancastro e su "karren" taglienti come rasoi, quindi
non ci sono tracce di calpestio. Ogni tanto si incontrano tranquillizzanti
ometti, poi neppure quelli, ma con un po' di accortezza ed una buona carta
non è difficile individuare la direzione. Noi abbiamo fatto così: lasciata l'auto nei pressi del rifugio
abbiamo seguito il sentierino verso nord che subito rasenta l'ingresso
della grotta di sa Oche e poco dopo la zona archeologica di sa Sedda 'e
sos Carros (notevolissima, visite guidate, vedi sotto). Subito ci siamo accorti dell'ottima condizione degli ancoraggi, riscontrata lungo tutto il percorso tranne in uno dei salti centrali, non troppo alto (attacco singolo, su roccia fratturata!), ed il dubbio sulla riuscita della spedizione in tempi accettabili in un attimo si è dissolto (qualche mese prima c'era stata la terrificante innondazione che aveva spazzato via ponti nelle strade attorno al Supramonte e trasformato la valle di Lanaitto in un lago, per cui non eravamo certi di ciò che avremmo potuto trovare lassù... salire in due con un paio di corde da 60, imbraghi, caschi, sacca d'armo, chiodi, spit, cordini, nuts e friends, non si sa mai, acqua, cibo, giacche antivento... qualche chilo di materiale utilizzato ed una tonnellata di roba inutile... ma si sa come vanno a finire queste cose: se non l'avessimo portata sarebbe poi risultata indispensabile...). I primi salti sono veri e propri muri, poi occorre qualche semplice passaggio
su roccia per evitare i laghetti d'acqua stagnante. Più avanti la valle tende a stringersi e le alte pareti che la
delimitano a diventare incombenti. Risulta evidente che una volta entrati è impossibile sbagliare
strada: non ci sono affluenti ed un'eventuale fuga è ad occhio
preclusa ovunque; forse con salite non semplici da qualche parte si riuscirebbe
a lasciare la valle, ma certamente è una opzione che non può
capitare per caso. Superata l'ultima verticale ci siamo diretti blandamente verso l'uscita; oramai la leggera tensione, in parte anche piacevole, che ci ha accompagnato durante tutto il percorso si è disciolta come la cioccolata che Dentino mi ha offerto, probabilmente per liberarsene, ed è diventata dominante la sensazione di soddisfazione, l'appagamento legato alla convinzione di aver compiuto una piccola impresa... concedetemelo, so che la difficoltà della forra non è alta, ma siamo due Romagnoli in una delle zone più selvagge della Sardegna, che armati di carta, guida, attrezzatura da grotta e arrampicata hanno affrontato la prima forra della loro vita, semplicemente affidandosi alla propria esperienza speleo-alpinistica (mediocre), al proprio istinto (discutibile) ed alla propria insensata voglia di avventura (piuttosto elevata... e non sempre controllabile!). Resta da raggiungere l'auto. Arrivati alla strada che percorre in tutta
la sua lunghezza la valle di Lanaitto, l'abbiamo seguita a sinistra; dopo
un piccolo spiazzo dove convergono altre piste (si resta sulla sterrata
principale) abbiamo deviato a sinistra ed in breve ci siamo ritrovati
al punto di partenza. "Guidando verso il campeggio non parlo; questi sono gli attimi che amo vivere per conto mio, ed è forse il motivo per cui affronto quasi tutte le mie blande avventure alpinistiche da solo, perchè amo appunto perdermi nelle emozioni e nei pensieri confusi che il mettermi alla prova riesce poi a far nascere nella mia testa... questi sono i momenti in cui riesco ad avere altre idee, nascono dal tumulto di immagini che vedo, e man mano prendono corpo, diventano convinzioni, scopi, prossime mete... voglio fare altre forre, oppure no, voglio rifare questa portandoci chi mi attende a casa, o passare una mattina in spiaggia, arrampicando, al sole, cercando di rilassarmi, e concentrarmi per ricordare con precisione i particolari, le peculiarità di Badde Pentumas, o voglio dimenticarla per poterla affrontare nuovamente senza sapere cosa mi aspetta, da incosciente, e rivivere l'appagamento che sto provando ora... ho più forza per i 4000 che ho osservato nelle Alpi, per quelli con cui voglio tornare a confrontarmi presto... subito la cresta Rey, sul Rosa, poi, scendendo, si vedrà..." I luoghi: Valle di Lanaitto: villaggio nuragica di sa Sedda 'e sos Carros (Nu) Subito 3 caratteristiche: a) solo visite guidate, che partono dal rifugio nei pressi della grotta di sa Oche, dove è possibile informarsi per le modalità (vedi sopra - accesso alla forra di Badde Pentumas - come raggiungerlo); b) niente foto (stanno proseguendo gli scavi e bisogna attendere la pubblicazione dei lavori); c) l'interesse è notevolissimo, le guide sono simpatiche e disponibili. Il villaggio risale al Bronzo medio (1300 a.C. circa), è di grandi dimensioni ed in buona parte tuttora da dissotterrare. Il settore visitabile, che evidentemente corrisponde ad un'area sacra, ne testimonia l'indiscutibile importanza: era questo, e non certo il suggestivo, ma povero rifugio nascosto sul monte Tiscali, il centro principale della valle. Si riconoscono numerose capanne a pianta circolare e ovale, alcune delle quali dovevano ospitare botteghe artigianali specializzate nella lavorazione dei metalli; tuttavia le peculiarità di questo sito sono l'ampio cortile centrale sul quale si affacciano vari ambienti e la straordinaria costruzione adibita a proteggere e valorizzare il pozzo sacro. Questo monumento, unico nel suo genere, ha pianta circolare ed è
composto da grandi conci ben lavorati; fra i filari di basalto ne spicca
uno, in calcare bianco, sul quale sono scolpite le teste d'ariete da dove
usciva l'acqua che andava poi a raccogliersi in una grande vasca al centro
del pozzo. Nota 1: guardando il monte Tiscali si riconosce la fenditura che era il primitivo punto di accesso al villaggio nascosto nella dolina: gli abitanti dei due villaggi potevano quindi da lontano comunicare e controllarsi. Nota 2: impressionante l'imbecillità dei vandali che un bel giorno hanno pensato di danneggiare irrimediabilmente le teste d'ariete della fontana. jnn |