La forra di badde Pentumas, nel Supramonte

dati generali, dati tecnici e note sono in parte tratti dalla pubblicazione "Canyoning nel Mediterraneo" di Corrado Conca

località: valle di Lanaitto (Nu)
paese vicino: Oliena
quota d'ingresso: m 620 slm
materiale: 2 corde da 25 m
avvicinamento: 2h00'
percorrenza: 5h30'
rientro: 0h10'
difficoltà: poco difficile

sequenza salti: P25 P6 S25 P14 P10 P9 P10 P17 P20 P10 P20 P14 P8

Accesso: qualche km prima di raggiungere Oliena da est (Dorgali) si prende la strada a sinistra per le famose sorgenti di su Gologone (cartelli). In vista del piazzale nei pressi della chiesetta e del laghetto sifone si devia a destra seguendo le indicazioni per la valle di Lanaitto. La strada sale, si stringe e diventa sterrata; si lascia una cava a destra, quindi si scende nella valle. Al primo incrocio si va a destra (cartelli per sa Oche) e ci si mantiene sulla pista fino al rifugio che sorge nei pressi dell'ingresso della grotta.
Se all'incrocio si andasse dritto, verso sud, sarebbe possibile raggiungere ugualmente l'edificio deviando a destra (cartelli) dopo il lungo rettilineo alberato che caratterizza il centro della valle (nella primavera del 2006 questa seconda strada era piuttosto sconnessa a causa dell'ultima alluvione)

Avvicinamento: vedi la relazione

Rientro: dopo l'ultimo salto si esce dal canyon e mantenendo la direzione del greto del torrente in breve si arriva alla strada sterrata che percorre la valle di Lanaitto; la si segue verso nord (sinistra) fino all'evidente deviazione a sinistra per la grotta di sa Oche (cartello, è la seconda strada indicata sopra, quella a sud del rettilineo alberato)

"... questo canyon è uno dei più belli dell'isola..."

"... una lunga sequenza di verticali vi accompagnerà all'interno delle numerose anse e pieghe di questo gioiello del Supramonte... il vostro spirito di avventura sarà soddisfatto!"

Breve relazione e foto:

Sinceramente è difficile parlare di un luogo come questo, descriverlo in modo da presentarlo onestamente ad un eventuale lettore, da creare in lui una serie di immagini capaci di evocarne le caratteristiche.
Guardo le foto e mi accorgo che anche queste non servono, non possono raccontare le emozioni provate affrontando un canyon incredibile, in un posto incredibile, in un giorno incredibile, e non bastano ad illustrarne l'incredibile bellezza.

Questo è un viaggio indietro nel tempo, è un viaggio sulla luna, in un mondo di pietra dove l'uomo è un semplice ospite, un punto colorato che si nota appena mentre si cala in pareti poderose, tanto compatte da sembrare irreali, o nate da poco e mai calpestate. L'ambiente è ciclopico, selvaggio, primitivo, coinvolgente, inquietante, capace di attrarre con le sue colossali dimensioni, di regalare un'avventura che posso solo consigliarvi, se siete in zona, di non perdere per nulla al mondo.

Lungo il sentiero che sale all'ingresso alto della forra ci si perde; è impossibile evitare il contrattempo perchè in realtà un percorso preciso non esiste ed il cammino si svolge sempre su lastre di calcare biancastro e su "karren" taglienti come rasoi, quindi non ci sono tracce di calpestio. Ogni tanto si incontrano tranquillizzanti ometti, poi neppure quelli, ma con un po' di accortezza ed una buona carta non è difficile individuare la direzione.
Un primo consiglio: non risparmiate nella scorta dell'acqua perchè su rocce simili e con un tale sole, splendido ed impietoso, per un paio d'ore in salita e tante altre in discesa ci si cuoce a fuoco lento, senza pausa.

Noi abbiamo fatto così: lasciata l'auto nei pressi del rifugio abbiamo seguito il sentierino verso nord che subito rasenta l'ingresso della grotta di sa Oche e poco dopo la zona archeologica di sa Sedda 'e sos Carros (notevolissima, visite guidate, vedi sotto).
Nel momento in cui irrimediabilmente è scomparso, abbiamo cambiato direzione guadagnando quota verso sinistra (ovest), sfruttando i varchi nella rada vegetazione ed ogni tanto deviando verso sud-ovest; scopo è stato quello di raggiungere la cresta sommitale del monte Ortini, delimitato a nord da un evidente vallone che non abbiamo mai superato e a sud dal canyon in cui saremmo poi discesi.
Alternando così tratti di salita verso sud-ovest ad altri verso ovest (abbiamo trovato qualche ometto e sparute tracce di passaggio di non facile interpretazione) in un'oretta e mezzo siamo arrivati sul largo crinale, nei pressi di un bel cuile (possibile incontrarne un paio, uno con segnavia vicino, anche a metà strada).
Mantenendo la stessa direzione siamo scesi in un grande pianoro piuttosto caratteristico, quindi abbiamo seguito la valletta che blandamente ne esce a sinistra (sud); qualche minuto di cammino, un saltino, una bella marmitta, e a sinistra (est), improvvisamente, è apparso l'enorme spacco roccioso della Badde Pentumas.

Subito ci siamo accorti dell'ottima condizione degli ancoraggi, riscontrata lungo tutto il percorso tranne in uno dei salti centrali, non troppo alto (attacco singolo, su roccia fratturata!), ed il dubbio sulla riuscita della spedizione in tempi accettabili in un attimo si è dissolto (qualche mese prima c'era stata la terrificante innondazione che aveva spazzato via ponti nelle strade attorno al Supramonte e trasformato la valle di Lanaitto in un lago, per cui non eravamo certi di ciò che avremmo potuto trovare lassù... salire in due con un paio di corde da 60, imbraghi, caschi, sacca d'armo, chiodi, spit, cordini, nuts e friends, non si sa mai, acqua, cibo, giacche antivento... qualche chilo di materiale utilizzato ed una tonnellata di roba inutile... ma si sa come vanno a finire queste cose: se non l'avessimo portata sarebbe poi risultata indispensabile...).

I primi salti sono veri e propri muri, poi occorre qualche semplice passaggio su roccia per evitare i laghetti d'acqua stagnante. Più avanti la valle tende a stringersi e le alte pareti che la delimitano a diventare incombenti.
Un secondo consiglio: fondamentale la scorta di bevande, ma pure qualcosa per coprirsi, specie se il gruppo è numeroso e si prevedono pause più lunghe. Ci sono tratti, infatti, in cui la forra diventa una gola strettissima e si resta in ombra per parecchio tempo.

Risulta evidente che una volta entrati è impossibile sbagliare strada: non ci sono affluenti ed un'eventuale fuga è ad occhio preclusa ovunque; forse con salite non semplici da qualche parte si riuscirebbe a lasciare la valle, ma certamente è una opzione che non può capitare per caso.
La serie di salti, alcuni veramente belli, è interrotta un paio di volte da lunghe camminate tranquille; noi ci siamo mossi piuttosto rapidamente, utilizzando solo una delle due mezze corde da 60 metri da alpinismo che avevamo portato (più leggere e veloci da usare), concedendoci una breve pausa per mangiare qualcosa e dare un'occhiata alla guida.

Superata l'ultima verticale ci siamo diretti blandamente verso l'uscita; oramai la leggera tensione, in parte anche piacevole, che ci ha accompagnato durante tutto il percorso si è disciolta come la cioccolata che Dentino mi ha offerto, probabilmente per liberarsene, ed è diventata dominante la sensazione di soddisfazione, l'appagamento legato alla convinzione di aver compiuto una piccola impresa... concedetemelo, so che la difficoltà della forra non è alta, ma siamo due Romagnoli in una delle zone più selvagge della Sardegna, che armati di carta, guida, attrezzatura da grotta e arrampicata hanno affrontato la prima forra della loro vita, semplicemente affidandosi alla propria esperienza speleo-alpinistica (mediocre), al proprio istinto (discutibile) ed alla propria insensata voglia di avventura (piuttosto elevata... e non sempre controllabile!).

Resta da raggiungere l'auto. Arrivati alla strada che percorre in tutta la sua lunghezza la valle di Lanaitto, l'abbiamo seguita a sinistra; dopo un piccolo spiazzo dove convergono altre piste (si resta sulla sterrata principale) abbiamo deviato a sinistra ed in breve ci siamo ritrovati al punto di partenza.
Sono passate quasi 6 ore e mezzo dal momento in cui abbiamo lasciato a valle una parte delle preoccupazioni e dei dubbi, ma se non fosse per la leggera spossatezza che prende ai muscoli quando subentra la consapevolezza di essere al termine di una escursione che per vari motivi si è reputata abbastanza complessa, non sarei pienamente convinto di aver visitato questi luoghi, di averci passato tutto questo tempo, forse perchè là dentro si ferma, o perchè esiste solo quando lo misuro, ed è un'abitudine che io perdo nel momento in cui sono impegnato in cose più importanti, più significative

"Guidando verso il campeggio non parlo; questi sono gli attimi che amo vivere per conto mio, ed è forse il motivo per cui affronto quasi tutte le mie blande avventure alpinistiche da solo, perchè amo appunto perdermi nelle emozioni e nei pensieri confusi che il mettermi alla prova riesce poi a far nascere nella mia testa... questi sono i momenti in cui riesco ad avere altre idee, nascono dal tumulto di immagini che vedo, e man mano prendono corpo, diventano convinzioni, scopi, prossime mete... voglio fare altre forre, oppure no, voglio rifare questa portandoci chi mi attende a casa, o passare una mattina in spiaggia, arrampicando, al sole, cercando di rilassarmi, e concentrarmi per ricordare con precisione i particolari, le peculiarità di Badde Pentumas, o voglio dimenticarla per poterla affrontare nuovamente senza sapere cosa mi aspetta, da incosciente, e rivivere l'appagamento che sto provando ora... ho più forza per i 4000 che ho osservato nelle Alpi, per quelli con cui voglio tornare a confrontarmi presto... subito la cresta Rey, sul Rosa, poi, scendendo, si vedrà..."

I luoghi: Valle di Lanaitto: villaggio nuragica di sa Sedda 'e sos Carros (Nu)

Subito 3 caratteristiche: a) solo visite guidate, che partono dal rifugio nei pressi della grotta di sa Oche, dove è possibile informarsi per le modalità (vedi sopra - accesso alla forra di Badde Pentumas - come raggiungerlo); b) niente foto (stanno proseguendo gli scavi e bisogna attendere la pubblicazione dei lavori); c) l'interesse è notevolissimo, le guide sono simpatiche e disponibili.

Il villaggio risale al Bronzo medio (1300 a.C. circa), è di grandi dimensioni ed in buona parte tuttora da dissotterrare. Il settore visitabile, che evidentemente corrisponde ad un'area sacra, ne testimonia l'indiscutibile importanza: era questo, e non certo il suggestivo, ma povero rifugio nascosto sul monte Tiscali, il centro principale della valle.

Si riconoscono numerose capanne a pianta circolare e ovale, alcune delle quali dovevano ospitare botteghe artigianali specializzate nella lavorazione dei metalli; tuttavia le peculiarità di questo sito sono l'ampio cortile centrale sul quale si affacciano vari ambienti e la straordinaria costruzione adibita a proteggere e valorizzare il pozzo sacro.

Questo monumento, unico nel suo genere, ha pianta circolare ed è composto da grandi conci ben lavorati; fra i filari di basalto ne spicca uno, in calcare bianco, sul quale sono scolpite le teste d'ariete da dove usciva l'acqua che andava poi a raccogliersi in una grande vasca al centro del pozzo.
La camera interna, pavimentata e con un sedile in pietra lungo tutta l'estensione del muro, era il luogo di culto più importante, accessibile solo ai sacerdoti, e ne è prova il grosso deposito votivo che vi è stato ritrovato.

Nota 1: guardando il monte Tiscali si riconosce la fenditura che era il primitivo punto di accesso al villaggio nascosto nella dolina: gli abitanti dei due villaggi potevano quindi da lontano comunicare e controllarsi.

Nota 2: impressionante l'imbecillità dei vandali che un bel giorno hanno pensato di danneggiare irrimediabilmente le teste d'ariete della fontana.

jnn
Foto Gian Luca L - jnn