Le creste del monte su Nercone (Supramonte)

Il sentiero: planu Campu Oddeu - punta is Gruttas - s'Azza Bianca - punta si Scala - punta 'e Seni - scala Ortorani - q.1205 - scala Dorghivè - punta Aunei - monte su Nercone - punta Cucuttos - ritorno fino alla scala Dorghivè - strada per il cuile Ortorani - planu Campu Oddeu (Nu)

note: il percorso resta sempre in cresta e tocca varie cime; la punta Cucuttos, quella più lontana, è anche la più bassa per cui il dislivello del ritorno risulta significativo
miei dati: andata: 5h 00'; dislivello: 700 m; ritorno: 3h 00'; dislivello: 500 m
miei commenti: escursione impegnativa, di eccezionale interesse
consigli: la cresta rocciosa è inconfondibile, ma si incontra sentiero battuto solo a nord della scala Dorghivè; ovunque si rasentano strapiombi che nel tratto verso la punta Cucuttos sono alti centinaia di metri; siamo in zona carsica, per cui occhio ai buchi: spesso sono crepacci e pozzi piuttosto profondi (il pozzo Yorik, nei pressi della q.1205 a sud della scala Dorghivè, ha un diametro di un paio di metri ed una profondità di almeno 25); il cammino è lungo ed il sole su rocce di questo tipo è implacabile per cui risulta fondamentale un'adeguata scorta d'acqua; panorama ed ambiente sono strepitosi

Da Dorgali si percorre verso sud l'Orientale Sarda, una strada che in questo tratto è bellissima. A destra, aldilà della profonda valle, si notano le scenografiche pareti rocciose del monte Oddeu che improvvisamente si interrompono per lasciare passare, centinaia di metri più sotto, il riu Flumineddu: siamo di fronte allo spettacolare ingresso basso della gola de Gorropu.
Oltrepassata la genna Silana si apre a sinistra il panorama sulla codula de Luna e le pareti che la delimitano, mentre a destra domina il percorso una lunga falesia che pare inattaccabile (è il versante orientale del monte su Nercone).

Raggiunta la genna Croce si devia a destra in una strada dall'aspetto non troppo rassicurante che rasenta le pareti ricche di grotte della punta is Gruttas; verso sud il panorama è vasto e più o meno 400 metri sotto di noi si riconosce Urzulei... una manovra errata e vi arriverei rotolando!
Poi in un attimo rocce e strapiombi spariscono e davanti si apre il planu Campu Oddeu, un grande pianoro carsico; vi si entra da sud e subito si lascia l'auto.

Descrivo ora l'itinerario che ho percorso a piedi.
Il crinale che delimita a destra (est) la pianura è quello che mi interessa; lo raggiungo senza una via obbligata sfruttando inizialmente una sterrata che porta ad un edificio (occhio ai tanti animali che pascolano in libertà, ai maialini, ai maialoni, alle mucche, soprattutto ai tori...) e cercando poi di tenermi il più a sud possibile.
La prima altura, appena accennata, è la punta is Gruttas; da qui andrò sempre verso nord e sempre lungo la linea di cresta.

Alla s'Azza Bianca segue la breve discesa ad una selletta, quindi la salita verso la punta si Scala, la cima più caratteristica. Ovunque il panorama è strepitoso, ovunque la natura domina incontrastata, ovunque mostra rocce poderose, compatte e verticali a destra, sotto i miei piedi, ed ancora compatte, poi frantumate, inclinate a disegnare pendii detritici più o meno affrontabili a sinistra e davanti a me.

Dalla punta si Scala posso solo scendere, e piuttosto ripidamente, verso sinistra; poi tocco la punta 'e Seni e nuovamente perdo quota fino alla scala Ortorani, la prima sella di una certa importanza (è quella che abbiamo utilizzato per raggiungere nel più breve tempo possibile la zona del pozzo Yorik, sulla cima a q.1205 definita a nord dalla scala Dorghivè e a sud dalla scala Ortorani stessa, partendo dalla strada che prosegue oltre il planu Campu Oddeu).

La successiva cima è quindi quella caratterizzata dall'inquietante presenza del pozzo indicato sopra: la voragine (profonda almeno 25 metri) appare improvvisa, inaspettata, mimetizzata fra piccoli pinnacoli e compatte lastre rocciose, nei pressi della linea di cresta e di un grande albero secco (che fra l'altro nasconde una seconda apertura, più piccola, ma forse ancora più infida... occhio, il salto sottostante supera i 10 metri!) e può capitare di rasentarla senza notarne l'impressionante bocca circolare.
Con un po' di attenzione anche più avanti si individueranno sprofondamenti di questo tipo, sempre piuttosto pericolosi perchè è impossibile prevederne la presenza in un punto determinato. Si tratta infatti di fenomeni carsici, vere e proprie grotte verticali caratterizzate spesso dalla totale assenza all'esterno di doline o avvallamenti di qualsiasi tipo; questa zona della Sardegna, dal monte Albo al Supramonte e al golfo di Orosei, da Oliena a Orgosolo, a Dorgali, a Urzulei e a Baunei (nei cui pressi si apre la voragine del Golgo, la più famosa, incredibile, enorme, profonda quasi 300 metri) ne è ricchissima.

Dalla scala Dorghivè salgo ora verso la punta Aunei e la cima del monte su Nercone (1263 m). Il luogo è bellissimo; a destra domino la codula de Luna, davanti riconosco il monte Oddeu, il campu Donanigoro e, lontane, le vette che nascondono Oliena, e a sinistra, in basso, individuo il campos Barjos, la valle del riu Flumineddu che si trasforma in gola e mille alture selvagge che paiono inesplorate (e forse in parte lo sono!).
Segue un tratto in falsopiano, quindi perdo blandamente quota; qui le tracce di passaggio sono più evidenti ed incontro un gruppetto di persone con guida che proviene dalla genna Silana.
Il sentiero diventa più ripido, scendo velocemente rasentando a destra l'orlo superiore di pareti che man mano aumentano in altezza ed arrivo a quello che sembra essere un promontorio roccioso, una cimetta arrotondata appena accennata.

Prima di raggiungerla mi tengo a destra e con un poco di attenzione mi porto su una crestina piuttosto esposta; subito capisco di essere alla meta: sotto di me uno scenografico arco naturale di roccia e, lontanissimo, lo sbocco della gola de Gorropu.
In un attimo sono sulla cimetta, è la punta Cucuttos, e ne raggiungo l'orlo settentrionale: il suolo scompare... lo ritrovo 400 metri più giù!
E' incredibile, posso riconoscere i massi che ingombrano la base della gola, posso contarli, ed una lastra immensa di calcare, qui a fianco, liscia e compatta, poderosa, pare scendere fino a toccarli... una foto non rende, purtroppo neppure un filmato riesce a descrivere la grandiosità di un simile salto!

Il tempo di rubare un'ultima immagine (visto da qua è impressionante il canyon che la valle del riu Flumineddu ha creato a monte della gola de Gorropu) e riparto; devo retrocedere fino alla cima del monte su Nercone ed alla scala Dorghivè.
Arrivato a quest'ultima lascio la cresta (direzione sud) e scendo senza via obbligata a destra, facendo però attenzione a mantenermi più o meno in direzione sud-ovest.
Raggiunta la sterrata del cuile Ortorani, la seguo verso sud; mi immetto in una strada più importante, attraverso un pittoresco gruppo di rocce (è un'isola di granito in mezzo ad un oceano di calcare) e sbuco nel margine settentrionale del planu Campu Oddeu.

I luoghi: Urzulei: tombe di gigante di s'Arena Fennau, in località Fennau (Nu)

Da Dorgali si raggiunge la genna Croce e da qui il planu Campu Oddeu, un altopiano a nord di Urzulei (descrizione del percorso a inizio pagina). Al primo bivio si tiene la sinistra e si resta sempre sulla strada principale; si oltrepassa così un grande allevamento curvando verso sud, poi si torna verso nord ed infine si devia per salire a sinistra.
La sterrata termina davanti al dirupo che delimita ad est la valle del riu Flumineddu, ad un passo dalle due sepolture monumentali.

Risalgono al Bronzo medio e risultano utilizzate fino al Bronzo finale (1500-900 a.C.); hanno subito manomissioni ad opera di scavatori clandestini e negli anni Cinquanta parte dei blocchi furono riutilizzati per altri scopi, tuttavia le due tombe sono state analizzate e restaurate qualche anno fa per cui si presentano in buono stato di conservazione e perfettamente leggibili.

Si assomigliano molto: entrambe misurano 15 metri lungo il corpo della stretta camera funeraria, in parte lastricata e col muro esterno absidato, ed entrambe ne misurano 16 sulla corda dell'esedra.
Non vi è traccia di stele centinata, la grande lastra collocata al centro dell'esedra che spesso caratterizza monumenti di questo tipo.
Nei pressi, aldilà del basso dirupo e sulla sommità di un costone che degrada bruscamente nella valle del Flumineddu, si notano i ruderi del nuraghe Perdeballa.

jnn