Le cime più alte del Supramonte: il monte Corrasi e la punta sos Nidos

Il sentiero: Tuones (Oliena) - scala 'e Pradu - monte Corrasi - punta Carabidda - punta Ortu Camminu - punta sos Nidos (Nu)

note: si toccano varie cime risalendo larghi crinali, in parte su sentiero; volendo è possibile qualche passo di arrampicata
miei dati: andata e ritorno: 5h 00'; dislivello: 800 m
miei commenti: escursione media, di notevolissimo interesse
consigli: fondamentali alcune precauzioni: se il tempo è bello il sole può trasformare questo splendido deserto roccioso in un micidiale forno, quindi specie in estate non lesinare sul quantitativo d'acqua da portare; se invece è brutto possono calare le nubi nel qual caso, come in presenza di nebbia, è quasi impossibile orientarsi (io ne sono uscito solo perchè in possesso di un GPS in cui avevo memorizzato alcuni punti); è un terreno carsico, un vero e proprio paradiso speleologico dove improvvisamente puoi imbatterti in voragini più o meno profonde: OCCHIO A DOVE METTI I PIEDI...

Parto in auto da Oliena: rasento ad ovest il paese lungo la strada per Orgosolo, quindi devio a sinistra seguendo le indicazioni per il monte Maccione. Il percorso è panoramico e si mantiene ora a sud del centro abitato, in vista delle bellissime pareti rocciose che precipitano dalle punte Carabidda e Ortu Camminu.
Quando questa specie di larga circonvalazione all'improvviso termina curvo a destra (scendendo a sinistra si entra per vicoli a Oliena e si rischia di non uscirne più... posso affermarlo per esperienza diretta!) e inizio decisamente a salire; lasciato a sinistra il ristorante del monte Maccione (notevole palestra di roccia) proseguo per qualche chilometro lungo la strada in cemento, poi sterrata, e raggiungo un piccolo pianoro con un rustico covile in parte diroccato: sono in località Tuones, poco sopra quota 1000, e qui parcheggio.

Ora proseguo a piedi e in circa 30 minuti arrivo alla scala 'e Pradu (è un valico) dove la pista si allarga in uno spiazzo: di fronte (est) vedo la bella punta sos Nidos, un triangolo isoscele piuttosto schiacciato, mentre la ripida cresta a sinistra porta in cima alla punta Carabidda e l'evidente sentiero a destra sale blandamente verso il monte Corrasi.
Mi incammino su quest'ultimo, che si manterrà perfettamente battuto e segnalato con ometti fino alla vetta.
La situazione pare ottimale, è facile individuare tutte le mete che mi sono prefissato di raggiungere e le nubi che spio da questa mattina sono ancora distanti; prendo ugualmente alcuni punti col GPS, se non altro per provarne la funzionalità.

E' necessaria quasi un'ora, ma la montagna più alta del Supramonte non pone particolari difficoltà a meno che non si opti per qualche passaggio di arrampicata sui tanti risalti di roccia compatta che ne caratterizzano la cresta nord (il sentiero si mantiene più a sinistra); quassù mi trovo a quota 1463, il panorama circolare è notevole e sarebbe piacevole fare una sosta più lunga, ma si è alzato un vento forte che sospetto prometta "rogne", così preferisco tornare al passo dove mi fermo un attimo per dare un'occhiata alla carta e registrare un paio di dati: sono a 2 ore e 10 minuti di cammino e 500 metri di dislivello.

Ignoro le nuvole minacciose, adesso piuttosto vicine, e affronto la cresta sud della punta Carabidda senza preoccuparmi di cercare o seguire eventuali tracce: il percorso per la cima è evidente, si tratta solo di scegliere la pendenza che più si preferisce visto che la roccia è perfetta, poderosa (lo testimoniano le numerose vie alpinistiche sulle pareti ed i pilastri dello splendido versante occidentale) e permette di sbizzarrirsi in acrobatiche evoluzioni su massi e diedrini.
Toccata la vetta (m 1321) vado oltre ed in breve sono pure su quella della punta Ortu Camminu (m 1331).
Ora cambio direzione: scendo liberamente verso est mirando l'inconfondibile punta sos Nidos.
L'ambiente è affascinante, di una bellezza indescrivibile, selvaggia, quasi brutale, ed è tipicamente carsico, quindi arido (una macchia con pochi alberi contorti pare una verdissima oasi persa in un mare di pietra fratturata e biancastra) ed apparentemente privo di vita.
Anche la piccola piramide di sassi che identifica il punto più alto dell'ultima montagna (m 1348) della giornata è raggiunta; un'occhiata rapida agli strumenti: devo sommare ai dati precedenti 1 ora e 30 minuti (ma si poteva far prima senza i miei pittoreschi esperimenti alpinistici), per cui il totale parziale è di 3 ore e 40 minuti, e 250 metri di dislivello.

Tornare alla scala 'e Pradu sarebbe semplice, elementare: la si potrebbe scorgere laggiù, in fondo, perfettamente riconoscibile e basterebbe scendere al valico che mi separa dalla punta Carabidda e tagliare quasi in orizzontale il versante sud-est di questa, ma il temporale mi è piombato addosso, violento, con un impressionante carico di nubi esplosive ed ora non vedo a un metro dai miei piedi.
Procedo convinto di essere lungo la direzione giusta anche se non distinguo nulla: questi lastroni, falsopiani di pietra, i massi, tutto è confuso, uguale, non c'è alcun punto di riferimento, è praticamente impossibile trovare la strada quassù se ti sorprende una simile bufera... a meno che tu non abbia un GPS con un prezioso waypoint memorizzato all'andata!
A parte gli scherzi, nebbia e fulmini su queste montagne sono incubi e conviene fare molta attenzione alle condizioni meteorologiche.
In poco più di un'ora e un quarto arrivo all'auto, bagnato fradicio, ed altri 30 minuti sono sufficienti per raggiungere Gianfranco, un caro amico sardo che mi aspetta in un bar di Oliena... occorrerà molto pił tempo per uscirne!

jnn