Suttaterra de su Predargiu,
con lo Speleo Club Oliena ed altri amici di Ozieri L’ultimo atto speleologico del nostro soggiorno sardo avrebbe (il
condizionale troverà spiegazione poi) dovuto essere l'inghiottitoio
di Su Clovu. Con tutti loro si è instaurato un clima di immediata intesa, forse grazie alla minacciosa ed al contempo rassicurante damigiana di cannonau che fin dalle prime battute è stata distribuita con generosità. La strada che ci ha portati fino al luogo della grotta da sola è valsa l'intera giornata: ci siamo inerpicati sulle alture del Supramonte, ed in pochi chilometri abbiamo avvistato la maestosa gola di Gorropu e la codula di Luna, che certo avrebbero meritato un'esplorazione approfondita. Ma la nostra meta era l'inghiottitoio di Su Clovu e non erano ammesse
distrazioni, per cui ci siamo inoltrati tra pascoli e animali brucanti
di ogni sorta alla ricerca dell'agognato pertugio. All'arrivo, la sorpresa. Ebbene sì. Sopra la grotta, a causa delle abbondanti piogge,
si era formato un vero e proprio lago che scaricava al suo interno, fangoso
e gorgogliante per le fuoriuscite d'aria. Ma il prode e sapiente Gianfranco aveva una carta di riserva... beh,
a dire il vero non deve essere tanto difficile trovare una grotta in una
regione il cui suolo ha più buchi che roccia e terreno... Rimontati sui nostri arrancanti veicoli e ri-attraversato il Serengeti sardo ci siamo diretti verso l'imbocco del sentiero che ci avrebbe condotto alla nostra meta. Così anche questa volta, nonostante fossimo partiti ad un orario ragionevole, ci si prospettava un'uscita notturna. Ad attenderci all'ingresso c'era nuovamente un geotritone, con ogni probabilità lo stesso dell'immensa "voragine Forlì" (visitata qualche giorno prima: "Esplorazione sul monte Tiscali"), il quale deve averci seguito attraversando chilometri di inesplorabili cunicoli sotterranei... o almeno così mi piace pensare! La grotta era ed è meravigliosa, e le aragoniti sono cristalli calcici davvero sbalorditivi. Non mi dilungo a descrivere quanto visto, perchè le foto possono testimoniare con immediatezza lo spettacolo a cui abbiamo assistito. Mi vorrei invece soffermare a descrivere il più fantastico speleologo
che io abbia mai avuto la fortuna di osservare. Egli non si è distinto
tanto per la prestazione in grotta o per sovraumane gesta fisiche, quanto
per l'abbigliamento. Sotto al casco quest'uomo indossava una coppola. Che mito. Una volta usciti da questo sbalorditivo anfratto, i morsi della fame (o erano dolori cirrotici al fegato... mah...) ci hanno condotti al nostro accampamento nelle prossimità di un fiume, dove abbiamo consumato una piacevole cena a base delle innumerevoli versioni di pane sardo, affettati e ovviamente birre e vino. Già dopo pochi minuti dal nostro insediamento l'area assomigliava ad un degradato campo profughi, e le nostre facce avrebbero confermato questa impressione a chi ci fosse venuto a visitare. La notte è trascorsa tranquilla, nonostante la densità record che si è creata in una delle tende. Ben cinque in un igloo da 3-4 persone. Il fatto che fossimo tutti stanchi e/o ubriachi ci ha permesso in quello spazio angusto di trovare improbabili (ma efficaci) configurazioni nella disposizione dei nostri corpi, e siamo riusciti tutti a dormire saporitamente. Michele L |