La grotta di sa Oche e la
risorgente di su Gologone Mentre i più prestanti del gruppo stavano affrontando le fatiche della
forra di Badde Pentumas, i più pigri (Marco e Pamela, la Gattabuia e Gigi)
hanno ripiegato su qualcosa di meno impegnativo. Nel bel mezzo dei fumi dell'alcol della sera precedente si era infatti
offerto di accompagnarci a visitare la grotta di sa Oche. Fino ad ora i tentativi di esplorare su Gologone si sono arrestati a
–104 metri, limite oltre il quale gli speleosub hanno dovuto arrendersi. Il nome di Sa Oche in sardo significa "la voce" o "la foce". I due termini hanno motivo di coesistere in un tale caso: quando infatti il territorio è sottoposto ad abbondanti piogge, una quantità enorme d'acqua viene canalizzata in questo complesso di cavità sotterranee, il cui aumento di pressione spinge l'aria all'esterno dando luogo ad un rombo caratteristico che viene riconosciuto come un avvertimento di eccezionale fuoriuscita d'acqua. Indossate le mute sotto una pioggia fastidiosa, ci siamo finalmente
addentrati all'interno di sa Oche. Tecnicamente l'esplorazione è stata semplice, Pietro è stata una guida premurosa ed attenta, e le mute che ci garantivano il galleggiamento hanno infuso in noi parecchia sicurezza... confesso che l'idea di immergermi in laghi profondi nella migliore delle ipotesi 15 metri mi aveva preoccupato non poco prima dell'ingresso! Lo spettacolo è stato davvero incredibile.
I nostri caschi appena affioranti hanno potuto illuminare una cavità con
concrezioni spettacolari, chiaramente ancora attive ed in costante evoluzione. Le foto non renderanno la bellezza del luogo, ma forse è meglio così... ci toccherà tornare per mostrarlo a chi non è potuto venire! Michele L |