La grotta di sa Oche e la risorgente di su Gologone

Mentre i più prestanti del gruppo stavano affrontando le fatiche della forra di Badde Pentumas, i più pigri (Marco e Pamela, la Gattabuia e Gigi) hanno ripiegato su qualcosa di meno impegnativo.
L'occasione è stata offerta dall'invito di Pietro, speleologo con attitudini subacquee di Oliena, persona tanto ospitale e generosa quanto abile nell'indurci all'alcolismo in più di un'occasione. Certo, c'è da dire che questa sua propensione ha trovato in noi un terreno fertile...

Nel bel mezzo dei fumi dell'alcol della sera precedente si era infatti offerto di accompagnarci a visitare la grotta di sa Oche.
Questa grotta sommersa appartiene al complesso carsico di su Bentu e di su Gologone. Quest'ultima è un'impressionante risorgente in grado di scaricare 300 litri d'acqua al secondo, ed è caratterizzata da una profondità ancora imprecisata.

Fino ad ora i tentativi di esplorare su Gologone si sono arrestati a –104 metri, limite oltre il quale gli speleosub hanno dovuto arrendersi.
L'acqua di questa cascata a rovescio (dal basso verso la superficie) proviene dalle vallate limitrofe, e si aggiunge a quella confluita dai fiumi di su Bentu e dal bacino di sa Oche.
Sarà difficile dimenticare l'inimitabile e vagamente inquietante colore blu delle profondità di su Gologone.

Il nome di Sa Oche in sardo significa "la voce" o "la foce". I due termini hanno motivo di coesistere in un tale caso: quando infatti il territorio è sottoposto ad abbondanti piogge, una quantità enorme d'acqua viene canalizzata in questo complesso di cavità sotterranee, il cui aumento di pressione spinge l'aria all'esterno dando luogo ad un rombo caratteristico che viene riconosciuto come un avvertimento di eccezionale fuoriuscita d'acqua.

Indossate le mute sotto una pioggia fastidiosa, ci siamo finalmente addentrati all'interno di sa Oche.
La grotta si presenta composta di tre laghi, il primo lungo un centinaio di metri, il secondo di poche decine di metri, mentre il terzo si presenta come il più piccolo per superficie, ma nelle sue profondità si trova il sifone che collega sa Oche a su Bentu (vedi relazione: grotta di su Bentu).

Tecnicamente l'esplorazione è stata semplice, Pietro è stata una guida premurosa ed attenta, e le mute che ci garantivano il galleggiamento hanno infuso in noi parecchia sicurezza... confesso che l'idea di immergermi in laghi profondi nella migliore delle ipotesi 15 metri mi aveva preoccupato non poco prima dell'ingresso!

Lo spettacolo è stato davvero incredibile.

I nostri caschi appena affioranti hanno potuto illuminare una cavità con concrezioni spettacolari, chiaramente ancora attive ed in costante evoluzione.
Il solito rumore di tute striscianti sulla roccia è stato sostituito dal nostro goffo nuotare, ma tutto sommato credo ce la siamo cavata bene.

Le foto non renderanno la bellezza del luogo, ma forse è meglio così... ci toccherà tornare per mostrarlo a chi non è potuto venire!

Michele L
Foto jnn - Marco - Pamela